Il territorio del Marmo Platano, zona montana dell’Appennino lucano che raggruppa diversi comuni tra cui anche , presenta diverse aree con caratteristiche geologiche di tipo carsico, modellate nei millenni dall’azione incessante dell’acqua sulle rocce calcaree. Si tratta di un paesaggio aspro e suggestivo, inciso da valloni, inghiottitoi, doline e cavità sotterranee che testimoniano una storia geologica antichissima, legata ai processi di sollevamento dell’Appennino e all’erosione carsica che ha scavato nel sottosuolo veri e propri mondi nascosti.
Nell'area della Montagna Grande, massiccio che domina il territorio con le sue pendici boscose e i suoi pianori battuti dal vento, negli anni ’90 furono avviate delle ricerche speleologiche sistematiche che ampliarono notevolmente le conoscenze geologiche dell'area con la “scoperta” dei Vucculi, cavità carsiche ricche di concrezioni calcaree, stalattiti e stalagmiti plasmate dal tempo goccia dopo goccia. Le pareti, levigate dall’acqua, custodiscono colate e drappeggi di calcite dalle forme sorprendenti: alcune hanno sembianze di animali tra cui la più bella sembra simile ad un leone, quasi un guardiano silenzioso delle profondità. I Vucculi erano conosciuti da secoli dalla popolazione locale, che ne tramandava l’esistenza oralmente, ma mai realmente esplorati con criteri scientifici. Leggende li associavano alle bocche degli inferi, a luoghi misteriosi e temuti, varchi verso un mondo sotterraneo popolato dall’ignoto.
Nel corso degli anni sono state scoperte altre cavità che hanno arricchito la mappa speleologica del comprensorio, ma l'anno d'oro della ricerca speleologica nel Marmo Platano ed in particolare a Muro Lucano fu il 2007, quando una significativa spedizione del gruppo pugliese (Speleo Statte) , affiancato da speleologi cubani e numerosi volontari locali, diede nuovo impulso alle esplorazioni. Da quell’esperienza nacque lo Speleo Club Marmo Platano 2007, realtà associativa che contribuì in maniera determinante alla catalogazione e allo studio sistematico delle cavità dell’area. Furono censite circa 100 tra cavità e ipogei, un patrimonio sotterraneo di straordinario interesse naturalistico e storico.
Tra queste si ricordano la grotta del Tedeschi, la grotta dell’homo murano – dove furono trovate testimonianze riconducibili all’età del bronzo, confermando la frequentazione umana del territorio sin dalla preistoria – la grotta dei briganti, legata nell’immaginario collettivo ai racconti sul brigantaggio post-unitario, e quella suggestivamente chiamata della “femmina morta”, il cui nome stesso evoca storie tramandate di generazione in generazione.
Molte delle cavità erano già conosciute dalla popolazione ma mai realmente ispezionate o studiate in modo approfondito, e proprio questa conoscenza parziale alimentò per secoli racconti popolari, superstizioni e narrazioni fantastiche, come quelle citate nel libro , che raccoglie episodi, credenze e memorie legate ai luoghi più misteriosi del paese.
Degne di nota sono le strutture ipogee, tra le quali le più note e lunghe sono quelle legate al tunnel della condotta forzata: qui le caratteristiche del terreno, la ricca presenza di acqua e particolari condizioni microclimatiche – con elevata umidità e temperatura relativamente costante – hanno favorito un rapido accrescimento di strutture calcaree.
All’interno si osservano stalattiti sottili come canne d’organo, colate biancastre e le cosiddette “fette di prosciutto”, concrezioni ondulate e stratificate che richiamano nella forma e nel colore le venature della carne stagionata, creando un sorprendente connubio tra natura e immaginazione popolare.
Anche l’abitato di Muro presenta numerosi ipogei nascosti nelle cantine sotto gli edifici più vecchi, ambienti scavati nella roccia che in passato fungevano da depositi, ricoveri o come durante la seconda guerra mondiale fungevano da rifugi o nascondigli. Questi spazi, sono parzialmente conosciuti, costituiscono un ulteriore tassello del patrimonio sotterraneo del territorio, dimostrando come la dimensione ipogea non sia solo un fenomeno naturale ma anche parte integrante della storia urbana e della vita quotidiana della comunità.
Nel complesso, il sistema carsico del Marmo Platano rappresenta un patrimonio di grande valore scientifico, ambientale e culturale: un intreccio di geologia, archeologia, memoria popolare e identità locale che meriterebbe ulteriori studi, tutela e valorizzazione, affinché ciò che per secoli è rimasto nascosto nel sottosuolo possa continuare a raccontare la propria storia alle generazioni future.
Per approfondimenti:
https://it.wikipedia.org/wiki/Vucculi
Studio dettagliato: https://www.fscampania.it/pubb/CS2007/FTXT_gentile.pdf